I Francescani e la letteratura

I Francescani (Ordine dei frati minori)In una società dominata dalla violenza, dalle sopraffazioni, dal disprezzo per il debole, qual è quella del XIII secolo, i Francescani si distinguono per il loro comportamento dettato dall’amore per la natura e tutte le creature che esistono sulla terra. Fedeli al messaggio del fondatore del loro ordine, predicano la pace e l’amore per il prossimo, prestando la loro opera a favore dei più deboli e rifiutati dalla società, come i lebbrosi. La predicazione dei Francescani utilizza il volgare, in quanto il loro messaggio d’amore deve raggiungere un pubblico il più vasto possibile; la forma della comunicazione è semplice e immediata, ricorrendo spesso alle parabole evangeliche.
Il francescanesimo ebbe un’enorme diffusione (in Europa nel 1250 si contavano più di mille conventi francescani), segno che il suo messaggio di fraternità cristiana rispondeva alle profonde esigenze di rinnovamento spirituale degli uomini del tempo.

San Francesco D'Assisi - I FiorettiIL CANTICO DI FRATE SOLE, I FIORETTI
E LA CRONACA SU FRA MICHELE DA CALCI

In una rassegna di testi letterari legati alla tematica religiosa, il primo testo di assoluto valore appartiene a san Francesco, che seppe rinnovare profondamente la spiritualità del suo tempo. Il Cantico di Frate Sole nasce come preghiera, come inno da cantare coi fedeli, ma appare subito come il frutto di una sensibilità nuova, più cordialmente aperta verso i molteplici aspetti del reale, non irrigidita entro formule convenzionali.
Intorno alla figura di san Francesco, circondata da un alone di incantata semplicità, fiorirono aneddoti più o meno leggendari, che furono raccolti nelle prime biografie, come quella latina di Tommaso da Celano.
L’opera più significativa in tale ambito furono però i Fioretti (termine che significa “esempi gentili, edificanti”), raccolta anonima di aneddoti riguardanti la vita del santo. In questi testi si è scorto lo spirito fanciullesco del francescanesimo, il cantico dell’amore per tutte le creature, l’ingenua fiaba della purezza cristiana. In effetti un’atmosfera di sogno e di fiaba avvolge queste pagine, ma questa atmosfera nasce da un nucleo profondo di ottimismo evangelico: la speranza di una rinnovata innocenza, l’attesa di una terra promessa, di una liberazione di tutte le creature dalla schiavitù del dolore, dell’odio, del peccato, della corruzione, in cui si celebri la fratellanza di tutti gli esseri (Getto). E questo tema che spiega nel loro significato più profondo le pagine famose della predica agli uccelli e quelle del lupo di Gubbio ammansito.
Dopo la morte del santo e la divisione dell’ordine nei due tronconi degli “spirituali” e dei “conventuali”, l’intransigenza degli “spirituali” portò questi ultimi a veri scontri con il papato che li accusò anche di eresia. Si crearono gruppi di francescani ribelli, i fraticelli, che a loro volta accusarono il papa di eresia. Ai “fraticelli” apparteneva fra Michele da Calci, condannato al rogo nel 1389 per essersi rifiutato di riconoscere l’autorità del pontefice. La cronaca anonima che ci racconta la cattura, il processo e l’esecuzione di fra Michele, nota con il titolo di Storia di fra Michele Minorità, è un testo eccezionale per la forza delle immagini, soprattutto legate al martirio.

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IACOPONE DA TODI
Francescano è anche il maggior poeta religioso del periodo, Iacopone da Todi (► A2, p. 100), i cui versi riflettono una complessità di esperienze talora opposte e contrastanti, sempre vissute con animosa e persino violenta partecipazione. Ne emerge una prepotente personalità, priva di reticenze e di freni, espressa in un dettato che non trascura i toni lividi e cupi. Il disprezzo per il corpo e per i beni terreni non esclude, all’interno dei contrasti tra “spirituali” e “conventuali”, l’accesa passione politica; questa, a sua volta, non contraddice l’esperienza mistica, considerata non come fuga dal mondo o rifiuto della realtà, ma come testimonianza viva e polemica di ciò che è “diverso” in quanto contraddice e contesta le norme e le convenzioni prestabilite.
Nella sua produzione si incontrano i toni cupi, apocalittici e profetici, ma anche accenti di straordinaria pietà quando “umanizza” il motivo religioso, come nel suo componimento più celebre, Donna de Paradiso, che inaugura la tradizione delle laude drammatiche, coinvolgendo il “destinatario” in una forma attiva di partecipazione.

SAN BERNARDINO DA SIENA
Al primo Quattrocento appartiene la figura di san Bernardino da Siena (1380-1444), anch’egli francescano, famoso per le prediche in volgare, trascritte e tramandate dai suoi uditori. Si tratta di prediche di carattere spiccatamente popolare.