I romanzi del Superuomo di d’Annunzio

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D’ANNUNZIO E NIETZSCHE
D’Annunzio coglie alcuni aspetti del pensiero di Nietzsche, banalizzandoli e forzandoli con un proprio sistema di concezioni: innanzitutto rifiuta il conformismo borghese, quello dei principi egualitari, l’esaltazione dello spirito dionisiaco”, il rifiuto dell’etica della pietà, dell’altruismo, tipica della tradizione cristiana che mascherano l’incapacità del godere la gioia ogni oltre limite del vivere, l’esaltazione della volontà di potenza, dello spirito della lotta e dell’affermazione di sé, il mito del superuomo.
D’Annunzio ha degli atteggiamenti antiborghesi e antidemocratici nei confronti della borghesia del nuovo Stato unitario in cui lo spirito affaristico contaminava il valore della bellezza, il gusto dell’azione eroica e del dominio, che erano propri delle passate élites dominati. Egli voleva perciò l’affermazione di una nuova aristocrazia che sapesse elevarsi a superiori forme di vita attraverso il culto del bello e l’esercizio della vita attiva ed eroica.
Il motivo nietzschiano del superuomo è quindi interpretato da d’Annunzio nel senso del diritto di pochi esseri eccezionali ad affermare se stessi, sprezzando le leggi comuni del bene e del male. Il dominio di questi esseri privilegiati al di sopra della massa deve tendere ad una nuova politica aggressiva dello Stato italiano.

IL SUPERUOMO E L’ESTETA
 Il personaggio dell’esteta, creato da d’Annunzio, viene inglobato in quello del superuomo. Il culto della bellezza è fondamentale nel processo di elevazione della stirpe nelle persone di pochi eletti: l’estetismo non è più rifiuto sdegnoso della realtà, ma strumento di una volontà di dominio sulla realtà.
Il mito del superuomo è sempre un tentativo di reazione alle tendenze dell’epoca in cui si emarginava la figura dell’intellettuale, ma è un tentativo di reazione che agisce in modo differente rispetto al mito dell’esteta, poiché affida all’artista-superuomo una funzione di “vate” e di guida. E mentre la figura dell’esteta era in netta opposizione rispetto alla realtà dominante, la figura del superuomo offre soluzioni che possono accordarsi con le tendenze profonde dell’età dell’imperialismo e del colonialismo.
Consapevole dei processi di declassazione dell’intellettuale, d’Annunzio cerca di ribaltare la sorte comune e ritrovare un ruolo sociale e, poiché la società non è in grado di offrirgli nulla, si auto attribuisce il compito di profeta di ordine nuovo (vate).

IL TRIONFO DELLA MORTE
159aaf76e0135392a31a88799e3d426bcIl Trionfo della morte, quarto romanzo di D’Annunzio, non rappresenta ancora una compiuta realizzazione della nuova figura mitica, ma rappresenta una fase di transizione.
L’eroe, Giorgio Aurispa, è ancora un esteta, simile ad Andrea Sperelli. Giorgio, travagliato da un’oscura malattia interiore, che lo svuota di energie vitali, va alla ricerca del senso della vita. Un breve rientro nella sua famiglia aumenta la crisi dell’eroe perché immergersi nuovamente nella complicata vita familiare, e soprattutto rivivere il conflitto col padre, contribuisce a indebolire le sue energie vitali: per questo tende a identificarsi con un’altra figura paterna, quella dello zio Demetrio. La ricerca porta Giorgio a tentare di riscoprire le origini della sua stirpe: insieme alla sua donna amata, Ippolita Sanzio, si reca in un piccolo villaggio in Abruzzo dove riscopre le antiche usanze e credenze della sua gente.
Il raffinato esteta è però disgustato e respinto da quel mondo barbarico e primitivo, perciò la sua ricerca fallisce, così come la via del misticismo religioso. Una soluzione però gli si affaccia nel messaggio “dionisiaco” di Nietzche, in un’immersione nella vita in tutta la sua pienezza, tuttavia l’eroe non è ancora in grado di realizzare il progetto, a cui si oppongono le forze oscure della sua psiche che si manifestano nelle sembianze della donna amata, Ippolita: la lussuria consuma le sue forze. Prevalgono in lui le forze negative della morte (titolo del romanzo) ed egli al termine del romanzo si suicida, trascinando con sé la “Nemica”. Il suicidio è come il sacrificio rituale che libera d’Annunzio dal peso delle problematiche negative fino a quel momento affrontate, in modo da preparare lo scrittore al nuovo cammino del superuomo.

LE VERGINI DELLE ROCCE
Il romanzo Le vergini delle rocce segna una svolta ideologica radicale che differisce dal romanzo precedente. D’Annunzio non vuole più proporre un personaggio debole, tormentato, incerto, ma un eroe forte e sicuro, che percorre senza dubbio i suoi obiettivi. Il romanzo è stato definito “il manifesto politico del Superuomo”.
L’eroe è Claudio Cantelmo, che sdegna la realtà borghese contemporanea del liberalismo politico e dell’affarismo dell’Italia postunitaria e vuole portare a compimento in sé “l’ideal tipo latino” e generare il superuomo, futuro re di Roma che guiderà l’Italia a destini imperiali. Tuttavia, nonostante la sua sicurezza, è possibile vedere nell’eroe perplessità e ambiguità. La “putredine” e la morte, secondo la nuova ideologia superomistica, vengono ad assumere funzione di stimolo alla vita.
L’eroe ha raggiunto così tanta maturità e pienezza che non teme più le forze disgregatrici che avevano portato Giorgio Aurispa (Trionfo della morte) alla sconfitta, anzi, proprio quelle forze negative alimentano i suoi grandi disegni. Per questo l’eroe va a cercare la donna con cui generare il futuro superuomo in una famiglia della nobiltà borbonica, in piena decadenza, devastata dalla malattia e dalla follia. In questo scenario di decadenza, disfacimento e di morte, l’eroe cerca la sua compagna tra le 3 figlie del principe Montaga. La sua scelta è ambigua: dietro i propositi vitalistici ed eroici si cela una segreta attrazione per la “putredine”, la decadenza e la morte. Il vitalismo esasperato e l’attivismo eroico sembrano solo essere tentativi per allontanare l’immagine della morte. L’eroe scende in questo scenario decadente sperando di trarne vigore, invece finisce per rimanerne prigioniero.
Ciò è rivelato dall’allusiva conclusione del romanzo. Si ripete frequentemente che Claudio non riesce a scegliere una compagna e che il romanzo si chiude nella sua perplessità. In realtà l’eroe sceglie la sua compagna (Anatolia), quella che tra le tre sorelle ha la maestà e forza interiore di una regina, che però non può seguire l’eroe perché è legata al triste destino familiare. L’eroe si lascia quindi incantare dalla bellezza e il fascino di Violante che rappresenta la donna fatale, immagine di un Eros perverso, distruttivo e crudele, un’immagine di morte simile a quella della “Nemica” nel Trionfo della morte.
Nonostante le loro ambizioni attivistiche ed eroiche, i protagonisti dannunziani restano sempre deboli e sconfitti, incapaci di tradurre le loro aspirazioni in azione.
Il romanzo doveva essere il primo di un ciclo “del giglio” in cui l’eroe avrebbe dovuto raggiungere i suoi obiettivi, ma non furono mai scritti.

IL FUOCO
La sorte dei personaggi dannunziani a rimanere sempre deboli e sconfitti è confermata dal Fuoco. Il romanzo si propone come “manifesto letterario” del superuomo.
L’eroe è Stelio Effrena (nome che evoca l’idea delle stelle e quella dell’energia senza freni) che ha grandi capacità artistiche (poesia, musica, danza) e progetta la creazione di un nuovo teatro nazionale che dovrà forgiare lo spirito nazionale della stirpe antica, come già aveva fatto Wagner in Germania.
Anche qui intervengono le forze oscure che si oppongono all’eroe chiamato a destini sovrumani ed anche in questo caso si manifestano nella figura di una donna, Foscarina Perdita, una grande attrice che incarna l’attrazione per il disfacimento e la morte e, con il suo amore nevrotico e possessivo, ostacola l’eroe nel suo progetto. Il romanzo si chiude con il sacrificio di Foscarina che lascia libero Stelio, allontanandosi da lui, per fargli proseguire la sua opera.
Ma anche qui non si assiste alla realizzazione del progetto dell’eroe.
Come nel romanzo Vergini delle rocce, il Fuoco doveva proseguire in un ciclo “del melograno”, in cui il destino di Stelio avrebbe dovuto compiersi, ma anche in questo caso i romanzi successivi non furono scritti.

 

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About Raffaele C.

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