Il genere avventuriero

L’avventura è da sempre uno dei temi fondamentali della letteratura mondiale, tanto che, in un certo senso, qualsiasi romanzo può essere considerato una narrazione di avventure. Lo schema tipico della narrazione d’avventura è molto semplice: un evento imprevisto complica la situazione narrativa iniziale e dà inizio a una serie di vicende in cui il protagonista affronta pericoli di ogni tipo, dimostrando le proprie doti di coraggio, abilità, sprezzo del pericolo, forza… Le peripezie costituiscono quindi la parte più importante della storia, che si conclude di solito con il trionfo dell’eroe. Il protagonista dei racconti d’avventura, pur essendo sempre un personaggio coraggioso e capace di destreggiarsi in ogni situazione, non è necessariamente un eroe buono, come nelle fiabe. I romanzi di questo genere possono narrare anche le imprese di pirati, avventurieri e fuorilegge. La narrativa d’avventura, quindi, dà più importanza ai fatti rispetto a ogni altro elemento, e si caratterizza per il ritmo molto rapido di racconto. Di solito questo tipo di romanzi prestano scarsa attenzione all’indagine psicologica dei personaggi o alla riflessione astratta, e abbondano invece di eventi e di imprevisti, di dialoghi e descrizioni.

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La narrazione delle vicende nei romanzi d’avventura si basa su due tecniche fondamentali: il colpo di scena e la suspense. L’eroe si trova in situazioni disperate, apparentemente senza scampo, che inducono il lettore a voler sapere “come va a finire” finchè qualcosa, sorprendentemente, interviene a cambiare la situazione e a far procedere la vicenda normalmente. Nella nostra tradizione culturale, già l’Odissea di Omero può essere considerata un primo esempio di narrazione avventurosa, poiché racconta le vicende di un eroe, Ulisse, alle prese con viaggi straordinari e con difficoltà incredibili. Nel passare degli anni il genere avventuriero ha subito numerose modifiche. Nel medioevo con le storie medievali (es. I cavalieri della tavola rotonda) in cui appaiono draghi, fate, maghi, cavalieri ecc. questo genere assume una funzione formativa che approfondisce il significato morale. Nel rinascimento gli oggetti più fantastici (fate, draghi…) scompaiono, e il genere favorisce un’impostazione più vicina alla realtà (es. Robinson Crusoe e I viaggi di Gulliver). Nell’ottocento l’elemento fantastico scompare del tutto, a favore di un’impostazione più vicina alla realtà, in cui il criterio della verosimiglianza non viene meno. L’elemento fantastico viene sostituito con l’ambientazione esotica (la lontananza nel tempo e nello spazio) che stimola la curiosità del lettore, perché porta a contatto con civiltà e modi di vivere che gli sono sconosciuti (es. Il giro del mondo in ottanta giorni e Isola del tesoro di Louis Stevenson). Dal Novecento ad oggi, la narrativa d’avventura ha conservato gli stessi principi fondamentali assunti nel XIX secolo: realismo di fondo, ambientazioni esotiche, ritmo molto vivace, a suspense e a colpi di scena.

Alcuni elementi caratteristici della narrativa di avventura, oggi si trovano anche in altri generi letterari, dal romanzo storico al poliziesco, dalla fantascienza al fantasy.

 

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Pubblicato da Raffaele C.

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