Il romanzo cortese-cavalleresco

CARATTERISTICHE DEL GENERE
Holy-grail-valenciaLa concezione della cortesia, e in particolare dell’amor cortese, trovò espressione nel Nord della Francia in forme narrative, in particolare nel romanzo cavalleresco, in lingua d’oïl: nel Sud invece prese vita in forme liriche, nella poesia dei trovatori, in lingua d’oc (► La lirica provenzale).
Il romanzo cortese, che si afferma nella seconda metà del XII secolo, ha al centro le imprese cavalleresche, ma l’amore, diversamente dalla canzone di gesta, ha un ruolo preponderante; dietro influenza delle concezioni già affermatesi nella poesia lirica del Sud, esso assume prevalentemente le forme dell’amor cortese; ne deriva l’importanza centrale dei personaggi femminili.
Il romanzo è privo di ogni referente storico e tratta materie puramente leggendarie. C’è la presenza di un meraviglioso di tipo fantastico e fiabesco, che ha radici in antiche leggende celtiche precristiane (maghi, fate, incantesimi, mostri). Già di qui si può cogliere il carattere interamente profano di queste opere (se si eccettua il motivo mistico della ricerca del Graal).
Nel romanzo i cavalieri partono a caso in cerca di avventure; l’avventura li allontana continuamente dal sovrano e li spinge a peregrinare in luoghi remoti e fantastici, selve, castelli, fontane fatate; l’avventura serve al cavaliere solo per provare se stesso, il suo valore, la sua forza nell’esercizio delle armi, la sua lealtà in scontri, duelli, nella liberazione di donzelle in pericolo: è una prova squisitamente individuale, finalizzata al perfezionamento, all’autoaffermazione. Talora la pura ricerca casuale di avventura si precisa nel motivo della quête, la ricerca di una donna o di un oggetto, in questo caso il Santo Graal, la coppa, dotata di virtù miracolose, in cui, secondo la leggenda, fu raccolto il sangue di Cristo.
Queste tendenze centrifughe si riflettono nella forma: il romanzo ha una struttura aperta, in cui le avventure possono susseguirsi all’infinito, generandosi in modo imprevisto le une dalle altre, o addirittura intrecciandosi tra di loro; lo sviluppo è rapido e dinamico, ricco di sorprese, incontri, peripezie. Il romanzo usa l’ottonario a rima baciata, agile e scorrevole. Lo stile è improntato a grazia e piacevolezza.

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Il PUBBLICO E GLI AUTORI
Tutto ciò ci rivela come queste opere siano destinate al diletto, all’intrattenimento di una società elegante e raffinata, la società di corte che si è affermata ormai nella seconda metà del XII secolo. Sono opere impregnate di grazia mondana ed esprimono la concezione della vita di quella società, dominata dai valori della cortesia. Anzi, spesso nella narrazione viene data una rappresentazione idealizzata della vita di questa società, nei suoi rituali più caratteristici, i banchetti, le feste, le conversazioni piacevoli ed eleganti in luoghi ameni, ritratti con pennellate delicate e vivacità di colori.
Gli autori dei romanzi cavallereschi sono chierici colti, che vivono nelle corti feudali sotto la protezione dei grandi signori e scrivono per compiacerne i gusti. Le loro opere nascono subito per la lettura: e questo ci dà il senso di una società più evoluta, in cui scrittura e lettura sono già realtà familiari. La lettura poteva essere ancora pubblica, nell’ambito della corte, dinanzi ad un uditorio di dame e cavalieri, ma poteva anche sere soltanto “mentale”, silenziosa e solitaria. Un esempio del primo caso ci è offerto proprio da uno di questi romanzi, L’Ivano di Chrétien de Troyes, in cui viene appunto rappresentata una fanciulla che sta leggendo un romanzo ad un signore e ad una dama, i suoi genitori.

LA GENESI DEL ROMANZO
Il termine “romanzo” (roman, in antico francese), destinato poi a lunghissima fortuna sino ai giorni nostri, deriva da romanz, che in origine valeva a significare ogni discorso in lingua volgare (dal latino loqui romanice, “parlare in lingua romanza”); in seguito, nel XII secolo, venne a indicare solo quel particolare tipo di discorso in volgare, la narrazione in versi di argomenti avventurosi ed amorosi.
La materia del romanzo cavalleresco è tratta prevalentemente da antiche leggende bretoni, risalenti cioè al patrimonio folklorico delle popolazioni celtiche della Francia e del l’Inghilterra. Esse si incentravano sulla figura di un mitico re britannico, Arthur (in italiano poi volgarizzato in Artù), che sarebbe vissuto nel VI secolo dopo Cristo. Insieme col sovrano, intorno alla “Tavola Rotonda”, cioè su un piede di parità, si ritrovavano vari cavalieri: Lancillotto, Ivano, Galvano, Perceval. Dalla corte arturiana essi partivano alla ricerca di avventure, per farvi ritorno periodicamente. Queste leggende erano state raccolte per la prima volta da un chierico, Goffredo di Monmouth, prima del 1140, in una Storia dei re di Britannia in dodici libri, a partire da Bruto, mitico progenitore dei Britanni e loro primo re, e in una Vita di Merlino in prosa latina. La materia era poi stata ripresa in volgare ed in versi nel Roman de Brut (Romanzo di Bruto) dal normanno Robert Wace (1155).

PromozioneCavaliereGLI AUTORI E I CICLI PIÙ DIFFUSI
L’autore più significativo del genere del romanzo cavalleresco è Chrétien de Troyes, un chierico che tra il 1160 e il 1180 compose una serie di romanzi dedicati ai cavalieri della Tavola Rotonda (Lancelot, Yvain, Erec e Enide, Cligès, Perceval). Sono romanzi fitti di avventure e di eventi magico-meravigliosi, in cui ha una parte molto importante l’amore.
Sempre di origine bretone, ma non legata alla corte di re Artù, è un’altra famosissima leggenda, quella di Tristano e Isotta, che narra una tragica vicenda di amore e morte. La passione invincibile che, a causa di un filtro magico, lega indissolubilmente Tristano e Isotta si scontra con la fedeltà che il cavaliere deve dimostrare al re Marco di Cornovaglia, marito di Isotta e molto affezionato ad entrambi (Tristano è un coraggioso e fedele cavaliere del sovrano, al quale ha condotto in sposa Isotta). Il conflitto fra lealtà e amore, tipico anche del Perceval, conferma le radici cortesi del racconto, ma giunge qui ad esiti più radicali: la forza travolgente dell’amore, impossibile in vita, si realizza attraverso la morte dei protagonisti, che conclude il racconto. Al di là della sua soluzione romanzesca, la vicenda suggella il mito della passione fatale e di quella tematica amore-morte che avrà in seguito significative riprese, dallo «stil novo» al Romanticismo.
Della vicenda di Tristano e Isotta abbiamo diverse redazioni francesi, purtroppo frammentarie, collocabili nella seconda metà del XII secolo: di Béroul, forse un giullare che si rivolge ad un pubblico più rozzo; di Thomas, più raffinato e sensibile all’influsso dell’amore cortese, vissuto alla corte di Enrico II d’Inghilterra e di Eleonora d’Aquitania; un poema anonimo sulla Follia di Tristano (mentre un Tristano di Chrétien de Troyes è andato perduto). La leggenda ebbe enorme diffusione, ed esercitò il suo fascino anche al di fuori della Francia: in Germania fu ripresa da Goffredo di Strasburgo, in Italia da anonimi romanzi in prosa, il Tristano Riccardiano e la Tavola Ritonda. Le leggende di re Artù erano destinate anch’esse a lunga fortuna. Se le leggende carolinge si diffusero in prevalenza presso i ceti popolari, quelle bretoni, per la loro elegante raffinatezza, piacquero più ai ceti elevati. Un’eloquente testimonianza ce ne resta nell’episodio dantesco di Paolo e Francesca (Inferno, V), che si rivelano vicendevolmente il loro amore proprio leggendo una redazione del romanzo di Lancillotto.
Accanto alla materia di Bretagna compare nel romanzo cavalleresco una materia classica. Vi è un Romanzo di Tebe (circa 1150), un Romanzo di Troia di Benoît de Sainte-Maure (1160), i Romanzi di Alessandro (1112 ad opera di Alberic, ampliato verso il 1120 da Alexandre de Berney). In questi romanzi i personaggi del mito o della storia classici sono trasformati in cavalieri cortesi, e ad essi sono attribuiti mentalità e comportamenti in tutto simili a quelli dei cavalieri bretoni di re Artù. Soprattutto Alessandro Magno subisce una curiosa trasformazione, divenendo un eroe avventuroso, che si spinge ad esplorare le regioni della terra più lontane e ignote, popolate di mostri e prodigi, e giunge sino ad immergersi nelle profondità marine in una campana di vetro.