Innovazioni formali dei futuristi

AZIONE, VELOCITÀ’ E ANTIROMANTICISMO
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Nel Manifesto del Futurismo, pubblicato sul quotidiano parigino “Le Figaro” il 20 febbraio 1909, Filippo Tommaso Marinetti viene a formulare il suo programma di rivolta contro la cultura del passato proponendo un azzeramento su cui elevare una concezione della vita integralmente rinnovata. I valori su cui intende fondarsi la visione del mondo futurista sono quelli del dinamismo, della velocità e dello sfrenato attivismo, considerati come distintivi della moderna società industriale, che ha il suo emblema nel mito della macchina.
Il culto dell’azione violenta ed esasperata respinge ogni forma esistente di organizzazione politica e sindacale, di parlamentarismo, socialismo e femminismo, per esaltare l’individualismo assoluto in cui si viene a riprendere in parte il mito del superuomo. Di qui l’adesione all’ideologia nazionalista e militarista che celebra la guerra come “sola igiene del mondo”.
Disinteressandosi completamente della dimensione psicologica, i futuristi disprezzano i comuni atteggiamenti spirituali e sentimentali nei confronti della donna e dell’amore (come si può notare nel manifesto Contro l’amore e il parlamentarismo).
Di qui la polemica si estende alla sensibilità romantica e decadente, come risulta dai manifesti Uccidiamo il Chiaro di Luna! e Contro Venezia passatista. Di conseguenza, ad essere rifiutata è anche la letteratura che si basava su questi valori e che veniva considerata come espressione di una civiltà ormai superata (come si può notare nel manifesto La “Divina commedia” è un verminaio di glossatori).
Nello scritto Guerra sola igiene del mondo, si legge ad esempio: “Noi abbiamo sacrificato tutto al trionfo di questa concezione futurista della vita. Tanto che oggi odiamo, dopo averli immensamente amati, i nostri gloriosi padri intellettuali: i grandi geni simbolisti Edgar Poe, Baudelaire, Mallarmé e Verlaine”.

LE INNOVAZIONI FORMALI
Come risulta dal Manifesto tecnico della letteratura futurista, scritto da Marinetti nel 1912, sul piano letterario la contestazione si propone di colpire il linguaggio. Il Futurismo sostituisce all’impianto logico del pensiero una forma più sintetica e abbreviata, quella dell’analogia. L’analogia non è più quella proposta dai simbolisti fondata sulla ricerca di significati impalpabili e spirituali, ma è un’analogia che accosta realtà diverse e distanti tra loro (Marinetti propone la formula del “sostantivo-doppio”) anche attraverso l’uso della sinestesia e dell’onomatopea.
Il rifiuto della logica tradizionale ha come conseguenza il proposito di distruggere la sintassi che riflette l’ordine consequenziale di un pensiero rigorosamente concatenato. Vengono anche aboliti i tradizionali mezzi di interpunzione, che scandivano i rapporti interni della frase (il legame tra la frase principale e le subordinate), con lo scopo di simulare il fluire interrotto delle sensazioni e la rapidità folgorante dei passaggi. Alla distruzione della sintassi si sostituisce la teoria delle “parole in libertà”, che consiste nel disporre “i sostantivi a caso, come nascono”. Notevole rilievo assume anche la forma grafica delle parole, che sottolinea effetti particolari. La parola non è utile solo per l’immagine mentale, ma anche come segno concretamente visibile, destinato a produrre impressioni acustiche o tattili, come se la parola producesse suoni che si ascoltano o realtà che si toccano (per questo è importante la sinestesia).
La poetica futurista opera così una fusione o compenetrazione tra i diversi linguaggi artistico-espressivi, che perdono le caratteristiche della loro separatezza. Evidente è il rapporto tra letteratura e pittura nelle “tavole parolibere” che si basano su un libero accostamento di lettere, parole, segni grafici e immagini. Un simile processo di trasformazioni riguarda il rapporto con lo spettacolo, in quanto la parola, oltre a farsi immagine, tende a risolversi in suono, mimica, gesto (i testi di Marinetti e seguaci venivano spesso letti e recitati nelle “serate futuriste”).

 

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Pubblicato da Raffaele C.

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