La Chiesa e i movimenti Ereticali

pataria 1La penisola italiana nel corso del XIII secolo è interessata da profonde trasformazioni socio-economiche che determinano conseguenze sul piano politico e culturale. In particolare sono investite da mutamenti profondi le due più importanti istituzioni del tempo, l’impero e il Papato, che risultano entrambe indebolite: la prima a causa delle lotte con i Comuni cittadini, sempre più desiderosi di autonomia, la seconda a causa di un processo che la porta a perdere sempre più le caratteristiche di spiritualità e a trasformarsi in una potenza temporale in grado di determinare i giochi politici ai più alti livelli.
L’ascesa del nuovo ceto mercantile, in concomitanza con l’affermarsi del Comune, favorisce la diffusione di modelli di vita eleganti e raffinati che richiedono per la loro realizzazione una grande disponibilità di denaro e che si differenziano in modo netto da quelli delle classi più povere. Si accentuano così le situazioni di emarginazione, di disagio esistenziale non solo nel campo politico e sociale, ma anche in quello morale e religioso; queste diverse esperienze favoriscono la nascita delle cosiddette “eresie”, movimenti religiosi differenziati tra loro, ma accomunati dal forte desiderio di ritornare allo spirito evangelico della Chiesa originaria, caratterizzata dalla povertà, dall’amore disinteressato per il prossimo, dalla vita semplice in comunità.
Lotta tra papato e imperoSi pensi a un movimento come quello della “pataria”, che, diffusosi dalla seconda metà dell’XI secolo soprattutto in area lombarda, combatte i costumi corrotti del clero locale, raggiungendo la sua massima forza e autonomia a Milano, dove si collega alle origini del Comune di quella città. I pàtari (o patarini) verranno poi impropriamente confusi con i “càtari” (dal greco katharós, puro), una setta ereticale che, ispirandosi a posizioni rigoriste, si affermò soprattutto nella Francia meridionale, tra Tolosa e Albi (di qui il nome di “albigesi”). Contro di loro fu indetta da Innocenzo III una crociata, che, nel 1209, determinò la distruzione e la dispersione del movimento, contribuendo ad accelerare la fine della civiltà occitanica e della letteratura provenzale (nella persecuzione fu coinvolto anche il movimento dei “valdesi”, che, fondato a Lione intorno al 1170 da Pietro Valdo, si diffonderà più tardi anche in Italia).
E evidente che il modello di Chiesa perseguito dagli eretici è in netta opposizione con quello della Chiesa ufficiale, dedita alle pratiche mondane e pervasa dalla corruzione. I movimenti ereticali hanno successo e si diffondono in tutta Europa, perché rappresentano un’esigenza sentita di rinnovamento e di adesione fedele ai princìpi del Vangelo.

GLI ORDINI MENDICANTI
La Chiesa ufficiale reagisce alla diffusione delle eresie con modalità diverse, ad esempio con la creazione di ordini monastici che si richiamano alla povertà (l’ordine de Francescani) e alla fedeltà all’ortodossia (l’ordine dei Domenicani), approvati de papa Onorio III, il primo nel 1223, il secondo nel 1216. Entrambi gli ordini si dedicarono alla predicazione: per i Francescani essa si espresse soprattutto attraverso il racconto delle parabole evangeliche narrate al popolo, per i Domenicani essa si realizzò essenzialmente nell’interpretazione dei passi della Scrittura.
Il francescanesimo ebbe una larga diffusione soprattutto tra i ceti popolari che trovarono in esso la risposta alle proprie esigenze di purificazione e di vita condotta secondo i principi del Vangelo. Il successo dell’ordine non riuscì però ad evitare la scissione dei confratelli tra “conventuali”, sostenitori più blandi della Regola e gli “spirituali”, rigidi ed intransigenti seguaci della medesima.

 

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Pubblicato da Raffaele C.

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