La nascita e il codice dell’amor cortese

L’amor cortese è una concezione che appare per la prima volta, nel corso del XII secolo, nella poesia lirica dei trovatori provenzali, nella Francia meridionale, ma avrà poi lunga fortuna, sia nella letteratura del Nord della Francia sia nelle tradizioni poetiche italiana e germanica.
Questa concezione subisce, a seconda delle epoche e degli ambienti, numerose trasformazioni, ma si possono riconoscere alcuni aspetti basilari:

  • la donna è vista dall’amante come un essere sublime e irraggiungibile, in certi casi addirittura divino, tale da produrre effetti miracolosi e da essere degno di venerazione (culto della donna). L’uomo si pone pertanto in un atteggiamento di inferiorità rispetto alla donna amata, presentandosi come suo umile servitore; la sua sottomissione e la sua obbedienza alla volontà della donna sono totali (“servizio d’amore“). Talora l’uomo può innamorarsi della donna senza averla mai vista, solo per fama, e adorarla di lontano;
  • nella sua totale devozione, l’amante non chiede nulla in cambio dei suoi servigi. L’amore è perpetuamente inappagato. Non si tratta tuttavia di amore spirituale, platonico, anzi, l’amore presenta spesso accese note sensuali, ma il possesso della donna è destinato a non concretizzarsi; l’amore impossibile genera sofferenza, tormento perpetuo, ma anche gioia, una forma di ebbrezza ed esaltazione, di pienezza vitale;
  • l’esercizio di devozione alla donna ingentilisce l’animo, lo nobilita, lo purifica di ogni viltà o rozzezza. Amore si identifica infatti con “cortesia“: solo chi è cortese può amare “finalmente”, ma a sua volta l'”amor fino” (la fin’amor, in provenzale) rende cortesi;
  • si tratta di un amore adultero, che si svolge rigorosamente al di fuori del vincolo coniugale; anzi, si teorizza che nel matrimonio non può esistere veramente “amor fino”. Ciò si spiega anche storicamente col fatto che, nelle classi alte, il matrimonio era un puro e semplice contratto, stipulato per ragioni dinastiche o economiche. Il carattere adultero dell’amore esige il segreto, che tuteli l’onore della donna; per questo il suo nome non viene mai pronunciato dai poeti: alla donna si può alludere solo attraverso uno pseudonimo (senhal), per timore dei “malparlieri” (lauzengiers) che possono spargere dicerie maligne;
  • l’amore è una passione esclusiva, totale, esaltante, dinanzi a cui tutto si svaluta, tanto che si parla appunto di “culto della donna” e di “religione dell’amore”: nasce così un conflitto tra amore e religione, tra culto per la donna e culto per Dio. E’ significativo che la Chiesa condanni l’amor cortese, come fonte di peccato e perdizione; a sua volta l’amante cortese sente questo antagonismo insanabile coi princìpi religiosi e ne prova un senso di colpa.

Amor CorteseE’ difficile spiegare come sia nata la concezione dell’amor cortese, tra XI e XII secolo. A riguardo le interpretazioni sono state molte e contrastanti, senza che una soluzione definitiva sia ancora stata trovata.
Secondo un’interpretazione politica l’amor cortese non sarebbe che la trascrizione metaforica, nel rapporto amoroso con la donna, del rapporto che lega vassallo e signore. Infatti la servitù d’amore, l’omaggio e la sottomissione dell’amante ricalcano da vicino le forme dei rapporti feudali di vassallaggio. Viene riprodotto perfino il linguaggio: il trovatore, ad esempio, si rivolge all’amata con l’appellativo di midons, che significa “mio signore”, al maschile.
Un’interpretazione psicosociologica vedrebbe poi nelle corti e nei castelli una scarsa presenza femminile in un contesto perlopiù maschile composto di parecchi uomini giovani, celibi e di condizione inferiore. La castellana è il centro intorno a cui tutto si raccoglie. Cavalieri e trovatori rendono omaggio alla dama nobile e colta, ricca e potente: <<il pensiero sempre presente che la donna appartiene a uno e a uno solo, non può non suscitare una tensione erotica, che per lo più, non potendo trovare altro sbocco, si sublima nell’espressione dell’amor cortese>> (Hauser).Altri invece hanno visto l’origine dell’amor cortese nell’influenza della poesia amorosa araba, altri nella devozione mistica alla Vergine (ma forse è vero l’opposto: la devozione alla Madonna ricalca le forme del contemporaneo amor cortese); altri ancora l’hanno messo in relazione con l’eresia catara, sviluppatasi appunto in Provenza negli anni della fioritura della lirica trobadorica, ed hanno letto tale poesia come trascrizione cifrata delle dottrine mistiche professate dai catari.
Ricordiamo infine l’interpretazione sociologica di Erich Köhler, secondo cui l’amor cortese rappresenta la spiritualizzazione di aspetti economici e sociali fondamentali nella società feudale. La poesia d’amore sarebbe espressione di uno specifico gruppo sociale, una piccola nobiltà che non può più aspirare al feudo: l’irraggiungibilità della donna sarebbe la trascrizione metaforica di questa frustrazione sociale. Ma, insistendo sul valore nobilitante dell'”amor fino”, questo gruppo rivendica la sua parità ideale con l’alta nobiltà. L'”onore”, non essendo più un possesso materiale e tangibile, diviene un valore morale, e come tale può essere posseduto anche dagli strati inferiori della popolazione.