La stagione delle avanguardie

IL RIFIUTO DELLA TRADIZIONE E DEL “MERCATO CULTURALE”
8752_bigLa parola “avanguardia”, usata nel 1800 in senso politico ad indicare i gruppi che capeggiavano i movimenti rivoluzionari, nel 1900 viene ad indicare alcune tendenze letterarie e artistiche.
Il contesto storico in cui ci troviamo è quello della prima guerra mondiale e del dopoguerra in cui l’avanguardia era un reparto militare che precedeva le truppe in quanto anticipavano le mosse del nemico, in senso più generale si riferisce a quel gruppo di persone che guardano al futuro e pongono le basi del cambiamento.
Questi gruppi si propongono innanzitutto compiti di rottura, rifiutando radicalmente la tradizione culturale del passato ma anche quella artistica corrente che rendeva le opere facilmente apprezzabili da un ampio pubblico. E’ una rivolta che vuole colpire la base delle ideologie dominanti partendo dalle forme artistiche che ne sono l’espressione. L’intenzione è anche politica, ovvero di rinnovare totalmente la società, infatti, uno dei manifesti futuristi, si proporrà addirittura come obiettivo quello di una Ricostruzione futurista dell’universo.
Ricostruire vuol dire rifondare, ma per rifondare bisognava distruggere, cioè azzerare tutto ciò che legava il presente al passato in modo da anticipare le attese del “futuro”. Lo scrittore d’avanguardia contesta l’intero sistema del “mercato culturale”, accusato di aver trasformato le opere d’arte in merce su cui guadagnare adattando la scrittura al gusto del pubblico. Invece l’opera, che rifiuta l’idea stessa di un successo facile e immediato, dovrebbe abbandonare i canoni estetici tradizionali e risultare incomprensibile ed “illeggibile” proponendosi con un intento dichiaratamente provocatorio: un esempio sono le “serate futuriste” che rimasero famose perché si concludevano spesso con scontri anche fisici tra gli autori d’avanguardia e il pubblico.

GRUPPI E PROGRAMMI
L’avanguardia presenta un rinnovamento formale manifestando un evidente carattere militante: gli artisti vogliono cambiare l’arte e la letteratura con interesse anche politico ed ideologico. Dalla loro volontà di rottura con il passato nasce anche l’esigenza di costituirsi in gruppi alla ricerca di una maggiore forza che consenta di svolgere un’azione più efficace, ma anche la necessità di creare dei programmi (numerosi sono i “manifesti” futuristi) per chiarire le ragioni di scelte che potevano apparire incomprensibili. Si spiega così lo stretto legame tra i princìpi teorici e la realizzazione delle opere, che ne costituiscono la concreta esemplificazione. La prima delle avanguardie storiche, nata in Italia, anche se ufficialmente fu fondata a Parigi, è il Futurismo, che si diffuse ben presto in tutto il resto dell’Europa e del Mondo aprendo la strada alle avanguardie successive.

 

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Pubblicato da Raffaele C.

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