Tredici colonie inglesi nel Nordamerica

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13_colonie_fondatriciGran parte dell’America del Nord del 700 è spopolato. Le zone più popolate sono rappresentate dalle tredici colonie inglesi che erano affacciate sull’oceano atlantico. Alle spalle di queste colonie vi era un vasto territorio chiamato Louisiana francese (chiamato così in onore del re Luigi XIV).
A sud delle colonie americane troviamo la Florida e il Messico che appartenevano ancora alla Spagna.
Alle spalle di questi territori, nella zona occidentale, vi erano le vaste praterie che erano abitate dalle tribù degli indiani pellirosse, così chiamati perché avevano l’abitudine di tingersi il volto di rosso quando erano in guerra. Si trattava di tribù nomadi che vivevano solamente di caccia.
Nella zona settentrionale abbiamo il Canada, una zona fondata dai francesi in cui vivevano altre tribù indiane. Il Canada per lungo tempo fu francese, fino a quando nel 1763, dopo la guerra dei sette anni, entra a far parte del dominio britannico.

La differenza tra le colonie francesi, spagnole e inglesi è che quelle francesi e spagnole erano colonie in cui i sovrani non si erano preoccupati di popolare, ma erano dei territori che sfruttavano per le risorse economiche (materie prime). Invece gli inglesi hanno visto le colonie come territori in cui presidiare la popolazione e quindi le tredici colonie americane diventano dei territori inglesi a tutti gli effetti, creando in piccolo la società inglese che è presente pure in madre patria. Tra il 1750 e il 1755, le tredici colonie contavano circa due milioni di abitanti.

All’interno delle tredici colonie Americane c’era una grande diversità tra le colonie inglesi del sud, del centro e del nord, che avevano una società e un’economia molto diversa. Quelli del sud (Carolina del Nord e del Sud, Virginia, Maryland e Georgia) sono principalmente legati alle grandi piantagioni dedicati soprattutto al cotone, al tabacco e alle canne da zucchero; quelli del centro (New York, New Jersey, Delaware e Pennsylvania) sono legati all’agricoltura, ma non a quella delle grandi piantagioni; quelli del nord (Connecticut, Massachusetts, New Hampshire e Rhode Island) sono più legati all’industria manifatturiera e al commercio di risorse per lo più provenienti dal legname pregiato, con il quale venivano costruite le navi da pesca americane e gli scafi della flotta britannica.
Questa economia ha risvolti anche nella conformazione della società, perché il sud, avendo tutta l’economia fondata sulle piantagioni, sfruttava per la quasi totalità gli schiavi neri importati dall’Africa, il potere veniva invece gestito da una minoranza di bianchi. Mentre, nel centro, l’agricoltura era praticata da contadini salariati, inoltre il centro è quella zona americana che più ripropone la strutturazione della vita in Inghilterra, con le grandi metropoli e una popolazione estremamente acculturata.

I primi che arrivarono a colonizzare queste colonie nell’America del Nord erano spinti o perché erano perseguitati in patria o perché erano poveri e vedevano le colonie con speranza.
Quando giunsero in questi territori, l’ambientamento fu difficile, a causa del clima diverso e dei faticosi rapporti con gli indigeni. Una caratteristica dei coloni che li differenzia dal popolo inglese è che riescono a sviluppare l’individualismo, cioè sviluppare quella caratteristica dell’affrontare a tutti i costi e con le proprie forze il problema, di dominarlo e risolverlo. Un’altra caratteristica delle colonie è la notevole istruzione. Mentre in Inghilterra, una buona parte della popolazione non sa né leggere né scrivere, in America l’insegnamento garantiva una minima istruzione nel saper leggere e scrivere.
Inoltre in queste colonie abbiamo un dibattito politico aperto, dove realmente si pongono le basi della democrazia. Sicuramente nelle colonie c’è maggiore libertà e tolleranza anche dal punto di vista religioso.
Questi sono tutti fattori che consentirono alle colonie di avere la meglio sulla madre patria.

 

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About Raffaele C.

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