Giacomo Leopardi – Vita e Opere

Giacomo Leopardi nacque il 29 Giugno 1798 presso una nobile famiglia di Recanati; il padre, il conte Monaldo, era un erudito uomo di cultura e un conservatore in politica; la madre, Adelaide Antici era una donna rigida, legata ai suoi privilegi nobiliari, incapace di trasmettere calore umano. Leopardi ricevette la sua prima formazione da educatori ecclesiastici e, servendosi della fornitissima biblioteca paterna, si dedicò allo studio della letteratura italiana, delle lingue e delle letterature classiche.
Insofferente dell’ambiente gretto di Recanati e tormentato da una profonda crisi interiore, nel 1819 tentò di fuggire da casa, senza però riuscirvi. Intanto, le precarie condizioni di salute, aggravate dall’insorgere di una malattia agli occhi, lo gettarono in uno stato di sconforto. Sono di questo periodo le prime meditazioni sulla vanità della vita, sul nulla, sulla noia e sul dolore, che condizionano la vita dell’uomo; il suo pessimismo nei confronti della vita cominciò a diventare sempre più profondo. Leopardi oppone alla Natura, considerata “madre benigna”, fonte di illusioni e di felicità, la Ragione (che ha prodotto la Civiltà), che è causa di ogni dolore perché distrugge le illusioni (è questa la fase del ‘pessimismo storico’).

Nel 1822 la famiglia gli diede il permesso di recarsi a Roma, presso gli zii; qui però non trovò quello che si aspettava: i rapporti umani gli sembrano superficiali, la bellezza dei monumenti non lo coinvolgevano. Ritornò quindi a Recanati, fortemente deluso e consapevole dell’universalità della miseria umana e del dolore. Approdò così ad una visione basata sul ‘pessimismo cosmico‘ e sull’idea di una Natura “matrigna”, indifferente alla sorte degli uomini.
Tra il 1824 e il 1827 scrisse Operette Morali. Nel 1825 si trasferì a Milano; fu poi a Bologna e infine a Firenze e a Pisa.
Peggiorate le sue condizioni fisiche, ritornò a Recanati tra il 1828 e il 1830; questo periodo coincise però con la ritrovata vena poetica, che lo portò a comporre alcune delle sue liriche più intense.
Nel 1833 si trasferì a Napoli, sperando che il clima potesse giovare alla sua salute. Per evitare il contagio di un’epidemia di colera, si ritirò in una villa sulle pendici del Vesuvio dove compose gli ultimi canti: La ginestra e Il tramonto della luna, che verranno pubblicati nel 1845. Morì il 14 Giugno del 1837, a soli 39 anni, nella casa dell’amico Antonio Ranieri.

Opere:

Canzoni (1824), edizione “Annesio”, Napoli. È il primo grande libro di poesie di Giacomo dove si presenta in veste di poeta etico e civile. L’opera aduna 10 componimenti scritti tra il 1818/23 e sono in ordine cronologico:

  • All’Italia
  • Sopra il monumento di Dante che si preparava in Firenze
  • Ad Angelo Mai quand’ebbe trovato i libri di Cicerone della Repubblica (con dedicatoria a Leonardo Trissino)
  • Nelle nozze della sorella Paolina
  • A un vincitore nel pallone
  • Bruto minore
  • Alla primavera o delle favole antiche
  • Ultimo canto di Saffo
  • Inno ai patriarchi o dè principii del genere umano
  • Alla sua donna

Versi (1826), edizione “Stamperia Le Muse”, a cura di Pietro Brighenti, Bologna. Pubblicato a proprie spese è la seconda e rilevante silloge poetica di Giacomo. Comprende tutti i testi approvati non inclusi nelle CANZONI del ’24:

  • Idilli
    • L’infinito. Idillio I
    • La sera del giorno festivo. Idillio II
    • La ricordanza. Idillio III
    • Il sogno. Idillio IV
    • Lo spavento notturno. Idillio V
    • La vita solitaria. Idillio VI
  • Elegie
    • Elegia I
    • Elegia II
  • Sonetti in persona di Ser Pecora Fiorentino Beccaio
    • Sonetto I
    • Sonetto II
    • Sonetto III
    • Sonetto IV
    • Sonetto V
  • Epistola
    • Epistola al Conte Carlo Pepoli
  • Guerra dei topi e delle rane
    • Canto I
    • Canto II
    • Canto III
  • Volgarizzazione della satira di Simonide sopra le donne

Canti (1831), edizione “Piatti”, Firenze. Struttura tripartita con Canzoni, idilli e canti pisano-recanatesi. Si compone di 23 componimenti:

  • All’Italia
  • Sopra il monumento di Dante che si preparava in Firenze
  • Ad Angelo Mai quand’ebbe trovato i libri di Cicerone della Repubblica [con dedicatoria a Leonardo Trissino]
  • Nelle nozze della sorella Paolina
  • A un vincitore nel pallone
  • Bruto minore
  • Alla primavera o delle favole antiche
  • Inno ai patriarchi o de’ principii del genere umano
  • Ultimo canto di Saffo
  • Il primo amore [Elegia I B24]
  • L’infinito. Idillio I
  • La sera del giorno festivo. Idillio II
  • Alla luna [La ricordanza]
  • Il sogno
  • La vita solitaria
  • Alla sua donna
  • Al Conte Carlo Pepoli
  • Il risorgimento
  • A Silvia
  • Le ricordanze
  • Canto notturno di un pastore errante dell’Asia
  • La quiete dopo la tempesta
  • Il sabato del villaggio
 

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Pubblicato da Raffaele C.

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