Testo argomentativo: la Pena di Morte è una condanna giusta?

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hands on prison barsLa pena di morte, o pena capitale, è un tipo di condanna inflitta ai colpevoli di reati considerati gravi dall’ordinamento giuridico, che consiste nell’uccisione del reo. Nonostante sia una pratica antica, ancora oggi sono molti gli stati che attuano la pena di morte per “vendicare” il reato commesso da una persona. Giustiziare un uomo e condannarlo a morte è davvero una cosa giusta o non è una pena adatta?

La pena di morte è una pratica inutile, crudele e disumana, che viola il diritto alla vita e nega una possibilità di riabilitazione al condannato.

Uno dei primi pensieri contro la condanna a morte venne elaborato dall’illuminista Cesare Beccaria, che nel Settecento pubblicò il saggio “Dei delitti e delle pene”, in cui Beccaria argomentava come, con la pena di morte, lo Stato, per punire un delitto, ne commetteva uno a sua volta. Se è illegale uccidere un’altra persona, perché dovrebbe essere legale uccidere il criminale?
La pena capitale è uno strumento inutile e con scarsa deterrenza. Infatti non è l’intensità della pena ad aver maggior effetto sull’animo umano, ma l’estensione di essa. E’ più difficile sopportare una pena poco dolorosa e lunga come la privazione della libertà, che una dolorosissima, ma breve come la morte.
Inoltre, secondo alcuni studi, il tasso di omicidi è maggiore negli Stati dove è presente la pena di morte, ed aumenta rapidamente dopo ogni esecuzione.
La pena di morte è una punizione inadeguata che può portare ad una grave conseguenza: se si uccidesse un innocente a causa di un errore giudiziario?
Una difesa legale non adatta, le false testimonianze e la corruzione dei giudici potrebbero portare alla condanna a morte di un innocente. Tutto ciò sarebbe un crimine, forse il più orribile e ingiusto di tutti.

Tuttavia, alcuni pensano che la pena di morte sia una cosa giusta, sia per la dignità umana, nel caso dell’ergastolo, che per l’economia e sicurezza del Paese.

Infatti la condanna a morte, dal punto di vista umanitario, è meno punitiva e più dignitosa dell’ergastolo, inoltre assicura un “risarcimento morale” ai parenti delle vittime del crimine.
Friedrich Nietzsche, un filosofo dell’Ottocento, sosteneva che la morte del criminale è l’unico atto che può assolverlo dalla colpa.
Secondo Nietzsche, il valore della pena non deve essere quello di destare il senso di colpa e neanche quello di rieducare il criminale, ma soltanto quello di punirlo.
Oltre che per questi motivi, molte persone sono a favore della pena di morte, perché questa evita allo Stato le spese derivanti dal mantenimento improduttivo e a vita dei criminali condannati all’ergastolo e riduce la criminalità grazie al suo effetto deterrente.

627165E’ giusto che il criminale venga punito in qualche modo, però, al posto della pena di morte (ma anche dell’ergastolo), ci sono tanti altri sistemi, come quello dei lavori forzati che oltre a punire l’imputato, garantisce un guadagno monetario allo Stato.
Va detto poi che la pena di morte non dà conforto ai famigliari della vittima. Infatti l’uccisione dell’assassino non riporta in vita la vittima e né cancella la sofferenza dei suoi famigliari, anzi, infligge sofferenza ai famigliari e amici del condannato.
Inoltre, a differenza di quanto si possa pensare, la pena di morte è più costosa delle spese dovute al mantenimento dei criminali nei carceri. Secondo alcuni studi dell’Urban Istitute nel Maryland, una condanna alla pena di morte costa allo Stato circa tre volte una condanna detentiva.

Per concludere la pena di morte è sintomo di una cultura di violenza, e lo Stato che la esegue dimostra la stessa prontezza nell’uso della violenza fisica. Come disse Beccaria “Nessun uomo può disporre della vita di un altro”. E’ pur giusto che il colpevole debba essere punito, però una pena non deve far solo questo, ma deve anche suscitare pentimento e rieducare.
La pena capitale è solo un metodo fallimentare che vien fuori dal pessimo esempio dei regimi autoritari del mondo antico.

Raffaele Cocomazzi

 

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About Raffaele C.

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