I trattati di pace e la risistemazione degli assetti geopolitici dopo la Prima Guerra Mondiale

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IL NUOVO ORDINE MONDIALE
Il presidente americano Wilson è entrato in guerra al fianco dell’Intesa per diffondere nel mondo il principio dell’autodeterminazione dei popoli, un principio democratico che proponeva uno scenario nel quale ogni popolo avrebbe goduto del diritto di darsi un governo autonomo, liberandosi della dipendenza da altre nazioni e decidendo da sé la natura e gli scopi delle proprie istituzioni.
L’applicazione del principio di autodeterminazione rischiava di mandare in frantumi gli ormai delicati equilibri geopolitici, infatti, gran parte delle potenze erano imperi multietnici costituiti da molti popoli né indipendenti, né liberi di decidere del proprio destino, oppure erano potenze coloniali fondate sullo sfruttamento dei paesi più deboli.

fullI QUATTORDICI PUNTI DI WILSON
Le finalità dell’entrata in guerra degli USA, erano state chiarite al mondo tramite i famosi Quattordici punti di Wilson. In questo documento erano previste delle clausole impegnative che definivano una serie di principi-guida alla base dei quali costruire un nuovo ordine mondiale sulle macerie della vecchia diplomazia occidentale. Alcuni principi sono: la pubblicazione dei trattati internazionali senza clausole segrete, la libera navigazione sui mari, l’eliminazione delle barriere doganali ed economiche, un mutuo accordo per la limitazione degli armamenti, la creazione di un’associazione di nazioni allo scopo di promuovere per tutti gli stati uguali garanzie di indipendenza e integrità territoriale.
Per la prima volta si proponeva un insieme di norme internazionali valide per tutti gli stati del mondo, non sulla base della forza, ma della democrazia tra i popoli.

I TRATTATI DI PACE
I vari trattati di pace che l’Intesa siglò con i nemici sconfitti furono: il trattato di Versailles (28 giugno 1919) che regolò la pace con la Germania, il trattato di Saint-Germain (10 settembre 1919) che regolò la pace con l’Austria-Ungheria, il trattato di Sèvres (10 agosto 1920) regolò la pace con l’Impero ottomano.
La fine della guerra segnò la dissoluzione dei quattro grandi imperi: l’austroungarico, il russo, l’ottomano e il tedesco. Dalla scomparsa di questi grandi imperi nacquero ventisei nuove nazioni. Sembrava di rispettare il principio di autodeterminazione di cui parlò Wilson, ma in realtà molte minoranze etniche non furono rispettate e i nuovi confini furono tracciati più sulla base di princìpi astratti o nell’interesse delle potenze maggiori e non nel rispetto dei diritti delle popolazioni.
I cambiamenti furono profondi e vasti ma non furono sufficienti a creare un ordine geopolitico stabile e duraturo perché ci furono molti risentimenti e delusioni.

Treaty_of_Versailles_oldphotoLA GERMANIA PUNITA E UMILIATA
Le potenze vincitrici non seppero esercitare con lungimiranza il proprio potere, facendo prevalere la volontà di rivincita e di vendetta. Così, per volontà francese, venne imposta una pace punitiva alla Germania perché considerata la principale responsabile della guerra con il riarmo che aveva destabilizzato l’ordine mondiale. In realtà ci furono altri fattori critici e altre responsabilità che avevano inasprito i contrasti interimperialistici nei primi quindici anni del Novecento.
Questa pace punitiva fu per la Germania distruttiva e umiliante perché oltre a cedere l’Alsazia e la Lorena, dovette accettare l’occupazione delle regioni minerarie della Saar e della Renania come garanzia per il pagamento dei danni di guerra che fu condannata a rifondere. Inoltre, furono posti dei limiti molto stretti al riarmo tedesco per vanificare le ambizioni di grande potenza.
Per questo motivo il dopoguerra fu un periodo disperato per la Germania che si trovava in una gravissima crisi economica che provocò disoccupazione e scatenò una carestia che si aggravò anche per colpa dell’influenza spagnola che colpì l’Europa ed il mondo facendo milioni di morti.
Le potenze vincitrici, con queste misure di punizione ed umiliazione, credevano di spezzare una volta per tutte le ambizioni imperialistiche tedesche, invece non fecero altro che fomentare la rabbia, il rancore e la voglia di rivincita con una nuova guerra.

L’ITALIA A VERSAILLES TRA SUCCESSI E DELUSIONI
L’Italia entrò in guerra un anno dopo, nel 1915, per poter conquistare le terre rimaste “irredente” in caso di vittoria. Però a Versailles le cose andarono diversamente e risultò con clamorosa evidenza lo scarso peso politico-diplomatico dell’Italia. Il presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando e il ministro degli Esteri Sidney Sonnino tentarono di far valere i diritti dell’Italia vittoriosa, ma si scontrarono contro l’ostilità del presidente americano Wilson, del britannico George e del francese Clemenceau.
All’Italia furono riconosciuti solo il Trentino, il Friuli-Venezia Giulia e l’Istria e non la città di Fiume e la Dalmazia come previsto dai Patti di Londra.
Agli occhi dei nazionalisti più intransigenti, questi compensi vennero giudicati insufficienti e provocatori, dando vita al mito della “vittoria mutilata” nell’opinione pubblica italiana.

NASCE LA QUESTIONE MEDIORIENTALE
Allo scoppio della Prima guerra mondiale, il Medio Oriente e la penisola arabica erano dell’Impero ottomano. Per ottenere l’appoggio delle popolazioni arabe contro i turchi, Gran Bretagna e Francia promisero l’indipendenza agli arabi. Ciò era anche dichiarato dal punto XII dei punti di Wilson.
Con la “dichiarazione di Balfour” del 1917, però, gli inglesi promisero agli ebrei la creazione di un focolare nazionale. Alla fine della guerra, la dichiarazione venne inserita nel trattato di Sèvres, che regolava i termini della pace con l’Impero ottomano e divenne la base giuridica delle rivendicazioni sioniste in Medio Oriente.
Le promesse, finalizzate solo a garantire il sostegno politico e militare in caso di guerra, non furono però rispettate.
Il Medio Oriente aveva un rilevante valore strategico per i suoi tantissimi giacimenti petroliferi, per le vie di comunicazione con l’India e il Mediterraneo orientale. Per questo motivo, alla fine, l’autonomia e l’indipendenza promesse agli arabi e agli ebrei non furono concesse e il Medio Oriente venne spartito tra Francia e Gran Bretagna, creando, tuttavia, motivi di risentimento e di vendetta.

 

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About Raffaele C.

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