Vittorio Alfieri e i rapporti con l’Illuminismo

vittorio_alfieri_1Le basi della formazione intellettuale di Alfieri sono ancora decisamente illuministiche: gli autori che egli aveva letto nella sua giovinezza, Montesquieu, Voltaire e Rousseau, continuano anche in seguito a determinare il suo orizzonte mentale. Ma, nei confronti di quella cultura del secolo, che tutto sommato resta anche la sua cultura, prova una confusa insofferenza.
Innanzitutto gli ripugna il culto della scienza. Il freddo razionalismo scientifico per lui soffoca il “forte sentire”, la violenza emotiva e passionale in cui egli ritiene consista la vera essenza dell’uomo, e spegne anche il fervore dell’immaginazione, da cui solo può nascere la poesia, la manifestazione più alta di quell’essenza. La filosofia dei “lumi” mirava ad un’equilibrata regolamentazione razionale della vita passionale ed affidava alla ragione una funzione di guida e direzione degli impulsi profondi. Alfieri invece si ribella decisamente a questo controllo razionale ed esalta l’esagerazione, la passionalità sfrenata, senza limiti, condotta all’estremo, in un culto della vita intensa e fervida di moti spontanei.
vittorio-alfieriL’illuminismo, sulla base della razionalità scientifica, sottoponeva a critica implacabile la religione tradizionale, approdando in certi casi ad un vago deismo. Alfieri, pur non avendo una fede tradizionale, respinge tali posizioni ed è mosso da un fondamentale spirito religioso, che si manifesta in un’oscura tensione verso l’infinito, in un bisogno assoluto.

Se il progresso scientifico lo lascia freddo e scettico, tanto meno lo alletta il progresso economico, lo sviluppo delle attività produttive, industriali e commerciali, su cui tanto insistono pensatori e scrittori contemporanei. Nel suo aristocratico rifiuto dello spirito borghese teso all’utile e all’interesse materiale, egli vede nello sviluppo economico solo l’incentivo al moltiplicarsi di una massa di gente meschina e arida, incapace di forti passioni. Così resta freddo all’idea della diffusione dei “lumi”, inutile a mutare gli schiavi in uomini liberi. La trasformazione per lui può avvenire solo grazie alle passioni, all’entusiasmo.
Di conseguenza altri temi centrali dell’Illuminismo lo trovano ostile: al cosmopolitismo contrappone lo sdegnoso isolamento della propria individualità, che si sente straniera in ogni luogo; al filantropismo, rivolto a mitigare le sofferenze degli umili, oppone il culto di un’umanità eroica, che spregia il vile gregge di uomini comuni e di schiavi e compone la maggioranza dell’umanità.

 

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Pubblicato da Raffaele C.

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